Parlare di Call of Duty 4 è innanzitutto dire di Infinity Ward, team di sviluppo che ha dato origine, insieme al produttore Activision, a un brand ormai non solo affermato, ma perfettamente delineato nella sua essenza: un’esperienza di guerra dal pathos cinematografico in cui l’azione continua va affronta a viso aperto.

Ritorna dunque Call of Duty e lo fa insieme ai suoi veri “genitori”, Infinity Ward, dopo la parentesi apprezzabile, ma non straordinaria, del terzo episodio destinato unicamente al mercato console e curato da Treyarch. Call of Duty 4 è invece anzitutto (e prepotentemente) la ricomparsa di Infinity Ward al centro della scena e con una duplice connotazione: è il ritorno di una piattaforma, il PC, che è stata genesi e sinonimo stesso di Call of Duty ai suoi primi passi nel mondo dei videogiochi; ed è se non il debutto (visto e considerato Call of Duty 2 per Xbox 360) quantomeno il primo vero grande passo in termini di maturità per la serie nel mondo delle console di nuova generazione, un passo fondamentale per questo gruppo di talenti, ricorderete, fuoriusciti da 2015, team autore di Medal of Honor: Allied Assault e che prima ancora si fece le ossa nel mondo dei “mod” e delle espansioni di titoli per PC.

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